28 febbraio 2009

RIORGANIZZAZIONE E DEMOCRAZIA SINDACALE

Mentre circa 36.000 lavoratori dell’Agenzia delle Entrate si interrogano in maniera sempre più preoccupata sugli effetti della riorganizzazione e sulle sue ricadute in termini di professionalità, salario accessorio, chiusura di uffici e mobilità, il 24 gennaio, Amministrazione e Cisl, Uil, e Salfi si sono riuniti come “carbonari” per definire un accordo quadro sulla riorganizzazione. Il casus belli che in questi giorni anima la polemica tra le varie OO.SS, è rappresentato dalla esclusione di quei sindacati (CGIL, FLP e RdB) che, non avendo (giustamente) sottoscritto il rinnovo del biennio economico, (stiamo parlando di quei miseri e offensivi 40 euro) sarebbero, secondo l’interpretazione dell’Aran, esclusi dal confronto sulla riorganizzazione. Vogliamo subito dire che la polemica sindacale tra Cisl, Uil, e Salfi da un lato, e la Cgil dall’altro, è a dir poco paradossale. Da un lato, infatti, è chiarissimo il ruolo di Cisl, Uil e Salfi: veri e propri sindacati padronali, cogestori e complici di qualsiasi scellerato progetto dell’amministrazione.

Dall’altro non possiamo dimenticare che la gravissima questione della democrazia sindacale nei posti di lavoro (una vera e propria emergenza democratica nel nostro paese) ha origini ben più lontane e non può essere ridotta ad una disputa proprio tra quei soggetti sindacali (Cgil, Cisl, Uil) che

unitariamente hanno sequestrato in tutti questi anni i diritti sindacali ai lavoratori, instaurando nei posti di lavoro una vera e propria dittatura sindacale

E allora, vorremmo chiedere alla Cgil, che oggi si erge a paladina della democrazia sindacale… E’ stata forse rispettata la democrazia sindacale in tutti questi anni in cui Cgil, Cisl e Uil di concerto con le amministrazioni di turno hanno sistematicamente negato il diritto di assemblea alle organizzazioni sindacali non maggiormente rappresentative (vedi Cobas), violando espressamente l’articolo 39 della Costituzione?

Oppure, quando Cgil, Cisl e Uil hanno firmato tutti i rinnovi contrattuali a perdere degli ultimi anni (e i contenuti in termini salariali non erano certo dissimili da quest’ ultimo) senza nemmeno consultare il personale o, peggio, sottoscrivendo qualsiasi accordo anche contro la volontà espressa dai lavoratori, nei vari referendum?

E allora, se oggi sussiste un gigantesco problema di democrazia sindacale (vedi attacco al diritto di sciopero) non è forse perché in tutti questi anni Cgil, Cisl e Uil insieme alle amministrazioni di turno, hanno fatto scempio dei diritti sindacali, disinteressandosi della volontà del personale ed escludendo tutte quelle OO.SS. non allineate?

Ma vogliamo tornare al punto sulla riorganizzazione e sul destino di 36.000 lavoratori del fisco. In questi giorni, in tutti gli uffici, si sono succedute partecipate assemblee, presidi e raccolte di firme, che costituiscono un segno tangibile della preoccupazione e della disponibilità alla mobilitazione del personale. Ma a questo percorso va dato continuità e sbocco. L’amministrazione è partita a razzo e si accinge ad accelerare il devastante progetto, nonostante l’attivazione dal 2 febbraio delle Direzioni Provinciali a Bologna abbia già portato le prime grosse crepe e contraddizioni. A breve saranno rimodulate le Direzioni Regionali con i nuovi uffici (grandi contribuenti e frodi), e, poi, a cascata, saranno attivati altri uffici e altre Direzioni Provinciali. Si preannuncia una catastrofica prospettiva, di chiusura di uffici e stabili, di mobilità territoriale, di riduzioni salariali, di mancanza di garanzie nelle procedure, di compressioni delle indennità del salario accessorio e di quelle posizioni funzionali acquisite. Non è possibile aspettare che lo tsunami dell’Agenzia delle Entrate ci sommerga, tocca organizzarsi e preparare iniziative concrete, risposte forti e coerenti.

Non sarà forse il caso di pensare ad iniziative più incisive tra tutti i lavoratori, delegati sindacali ed RSU sino ad arrivare ad uno sciopero dei lavoratori del Fisco che fornisca una risposta adeguata all’atteggiamento sprezzante e provocatorio dell’Amministrazione?

Purtroppo non possiamo più rimanere in attesa, il tempo stringe…


14 febbraio 2009

Mozione dell’assemblea dei lavoratori dell’Agenzia Entrate di RM 5 del 12-02-09

L’assemblea dei lavoratori di Roma 5, riuniti in assemblea oggi 12-02-09, giudica profondamente negativo il processo di riorganizzazione dell’Agenzia delle Entrate. A fronte di un progressivo aumento, negli ultimi anni, delle entrate tributarie e a fronte di un raggiungimento costante degli obiettivi di produttività, questo processo aziendale, così accelerato, risulta incomprensibile ed estraneo alla totalità dei lavoratori, per giunta non coinvolti.

Questa riorganizzazione che non fa altro che fermare o dilatare nel tempo la lotta all’evasione fiscale passa come un carrarmato sulle esigenze funzionali, logistiche degli uffici e soprattutto salariali e di carriera del personale in una logica perversa di spostare forzatamente i lavoratori e non il lavoro, come invece accaduto positivamente in passato con i Centri Operativi e Satelliti dell’Agenzia delle Entrate.

Per questo l’assemblea si dichiara contraria a qualsiasi tipo di mobilità non volontaria e richiede garanzie forti riguardo le mansioni e le funzioni lavorative svolte e pari opportunità, con procedure trasparenti, nell’assegnazione degli incarichi che, in questo periodo, sono oggetto spesso, da parte dell’Amministrazione, di metodi discrezionali e non concordati con le rappresentanze sindacali locali, territoriali e nazionali.

Su questi temi si invitano i lavoratori e le RSU degli altri uffici dell’Agenzia ad estendere da subito iniziative sindacali di protesta contro questa scellerata riorganizzazione.

Roma, 12-02-09

10 febbraio 2009

27 gennaio 2009

SIGLATO l’ACCORDO Sedi Centrali - FPS 2007: come per il 2006, i COBAS (e non solo) NON SOTTOSCRIVONO L’ACCORDO

In “due tempi” (tra giovedì 22 e venerdì 23), come era successo per quello 2006, è stato siglato l’accordo sul FPS 2007. Chi lo ha firmato? In qualità di delegati RSU (ossia eletti dal personale) tutti i delegati RSU di CGIL e della UIL e un delegato RdB (totale 9 su 19).Come delegati territoriali (ossia scelti da quei sindacati che l’Amministrazione ammette al tavolo) solo CGIL, UIL ed RdB (quindi non CISL né FLP, totale 3 su 5). Non hanno sottoscritto l’accordo: i due delegati dei Cobas, i due FLP, quello di Dirpubblica e la delegata di Intesa, una dei due delegati di RdB, e, ad oggi, neanche i 3 delegati della CISL. Ecco i motivi per cui abbiamo ritenuto di non firmare: In ordine al metodo:

1. ancora una volta, come per il FPS 2006, alcuni RSU ed alcune OOSS hanno deciso di firmare un accordo al buio, senza che l’amministrazione abbia fornito mai un dato, un prospetto, uno straccio di carta, per valutare in concreto l’impatto delle consistenti somme che si vanno a distribuire. E questo a fronte delle irregolarità emerse nei pagamenti del FUA 2006. La trattativa è stata fatta iniziare (appositamente) in ritardo, per usare il solito ricatto dei tempi, ed infatti è stata chiusa nel giro di un attimo, con il risultato che la RSU è stata completamente esautorata dal suo ruolo. Almeno su questa questione avevamo chiesto a tutta la RSU, uno scatto di orgoglio, per riaffermare tra amministrazione e delegati RSU pari dignità al tavolo della trattativa. Ma questa, evidentemente, è una questione che non interessa….

2. ancora, come per il 2006, chi ha firmato lo ha fatto evitando accuratamente di confrontarsi e consultare il personale (come sempre); In ordine ai contenuti:
Questo accordo avrebbe dovuto semplicemente ricalcare i contenuti dell’accordo 2006, così come prevedeva, a grandi linee, l’accordo nazionale 2007. Eppure, anche stavolta l’accordo locale 2007, peggiora quanto previsto dall’accordo nazionale. Infatti:

1. Per quanto riguarda la produttività collettiva (circa 1.800.000 €) verrà divisa tra i lavoratori secondo i criteri dell’anno scorso, che sono criteri assolutamente iniqui perché danno luogo a differenze ingiustificate. Chi fa lo stesso lavoro dallo stesso tempo, con la stessa anzianità, e magari ugualmente bene, prende soldi diversi a seconda non solo dell’area cui appartiene, ma anche in base alla Direzione Centrale in cui ha la fortuna di lavorare, e in base non alla presenza nell’anno, ma alle ore di lavoro svolte, comprensive dello straordinario liquidato. Abbiamo difficoltà a capire cosa c’entrino questi criteri col merito, di cui tanti (a cominciare
dall’Amministrazione) si riempiono la bocca. Di sicuro con la giustizia non c’entrano nulla.

2. Per il fondo di sede (tot. 1.400.000 lordo Agenzia) , dopo avere pagato le indennità previste dall’accordo nazionale relativo al 2007 (firmato a dicembre 2008), si è aperta la discussione relativa al residuo (si tratta di una cifra pari a circa 900.000 euro). La discussione è originata dal fatto che già l’anno scorso con l’accordo locale del 2006 (che noi come Cobas non avevamo sottoscritto), si introducevano i criteri per la valutazione delle prestazioni del 2007 (le c.d. pagelline). E già allora ponemmo delle domande di semplice buon senso: che senso ha introdurre nell’accordo locale 2006 dei criteri per il 2007? Che senso ha anticipare – fatto unico in tutta l’Agenzia - i criteri di un accordo locale quando l’accordo nazionale non è stato sottoscritto? E che senso ha, di fronte ai tagli al salario accessorio, ed alla miseria degli aumenti contrattuali, fornire all’amministrazione l’ennesimo strumento (le pagelline) per differenziare ed umiliare il personale? DIVIDI ET IMPERA. Si parla delle caramelline, (i “premi”) per evitare che i lavoratori discutano del problema reale (il SALARIO in busta paga).
Ed avevamo ragione: nonostante l’iniziale (e per la verità breve) insistenza dell’Amministrazione, persino i sostenitori della valutazione (CGIL, CISL e UIL ed Amministrazione) hanno dovuto riconoscere che per il 2007 la valutazione non era fattibile. Per cui, a differenza di quanto previsto nell’accordo 2006, per il 2007 non ci saranno le pagelline.
Pertanto, la residua parte del fondo di sede (950.000€) verrà distribuita per il 75% (circa 714.000 €) sulla base delle giornate di presenza, ma, tanto per non fare cose troppo poco inique, il restante 25% (circa 235.000 €) di nuovo distribuito sulla base dei criteri della produttività
collettiva, giusto per introdurre una ulteriore ingiustificata disparita di trattamento (sulla base delle Direzioni, delle ore comprensive di straordinario, ecc.). Ma il bello deve ancora venire: si sa che per il lupo è più facile perdere il pelo che non il vizio….Ed ecco allora che, l’amministrazione (esattamente come l’anno scorso) ha preteso (e questo non avviene in nessun altro ufficio del mondo) che nell’accordo 2007 si introducessero i criteri per effettuare la valutazione per il 2009. E questo non più nella percentuale del 25% del residuo del fondo di sede, MA ADDIRITTURA DEL 30%!Valgono ovviamente qui le stesse questioni sulla valutazione che abbiamo sollevato per l’accordo 2006.. Riguardo al meccanismo delle pagelline: il procedimento di valutazione consisterà come previsto anche nell’accordo locale 2006 nel seguente farraginoso meccanismo:
1) autovalutazione di se stesso da parte del dipendente;
2) valutazione del dirigente e, in caso di difformità,
3) giudizio di un fantomatico nucleo di valutazione. E udite, udite, il nucleo di valutazione sarà composto da 2 membri: uno indicato dal Direttore centrale e l’altro dalla RSU. Insomma la RSU si trasforma, se pur indirettamente, in valutatore del personale… Nel caso (molto probabile) che il nucleo di valutazione non dirima il contrasto… si applicherà il punteggio più basso (giusto per non sbagliarsi).
ALLA FINE DI QUESTA FARSA, SI PREMIERANNO POCHI A SCAPITO DELLA MAGGIORANZA DEL PERSONALE, E,VISTO I TAGLI AL SALARIO ACCESSORIO QUEI POCHI “BUONI” PRENDERANNO GLI STESSI SOLDI DI ADESSO. PER GLI ALTRI, “ I CATTIVI”, ZERO IN CONDOTTA.
Già immaginiamo i trionfanti comunicati sindacali che racconteranno del successo ottenuto, della tempestività con cui verranno erogate le somme e via discorrendo. Come se quei soldi non ci spettassero, ma fossero una gentile concessione del club privato costituito dall’amministrazione e dai sindacanti consenzienti…. E come se i criteri con cui vengono distribuiti i nostri soldi fossero assolutamente irrilevanti…
P.S. unica nota appena positiva: l’introduzione di un fondo, su cui noi come Cobas abbiamo particolarmente insistito, (comunque assolutamente misero) per pagare una parte (non tutta) dei turni svolti e non pagati (illegittimamente) nel 2006. Ma anche qui una domanda: se gli accordi nazionali prevedono che possono essere pagati solo 10 turni al mese, chi risarcirà quei turnisti che nel 2007, hanno svolto un numero di turni maggiori rispetto a quelli indicati dall’accordo nazionale (perdipiù fatto nel 2008) ???
Roma, 26 gennaio 2009.
COBAS ENTRATE UFFICI CENTRALI

8 gennaio 2009

AL FREDDO E AL GELO…

Non era sufficiente la caduta dei pannelli delle controsoffittature, le stanze buie, gli ascensori non funzionanti, gli allagamenti delle stanze, da ben 20 giorni nella sede centrale di via Colombo non funziona nemmeno l’impianto di riscaldamento.
Stanze gelide, stufe sistemate tra i cavi del computer, colleghi imbacuccati con cappotto, sciarpe e cappelli: è questo la scena che dal 19 dicembre 2008 va avanti negli uffici centrali. Potrebbe sembrare il resoconto di una qualsiasi giornata in un qualsiasi ufficio pubblico di un paese del c.d. terzo mondo, invece è proprio quello che accade nella ”prestigiosa” direzione centrale.
Di fronte a tutto questo, al di là delle rassicurazioni di rito (del tipo “stiamo risolvendo il problema”) l’amministrazione si limita ad inviare giornalmente una mail al personale con la quale si lascia alla libera scelta del lavoratore la possibilità di uscire anticipatamente. Come se la tutela della salute del personale non fosse compito del datore di lavoro così come stabilito dal D.Lgs 81 del 2008…
Invece, non solo nessuna iniziativa concreta è stata assunta dall’amministrazione, ma, addirittura, nessuna comunicazione è stata inviata ai rappresentanti dei lavoratori ed al personale riguardo i tempi tecnici previsti per la riparazione del guasto. Eppure la rottura dell’impianto risale oramai a 20 giorni fa, e tutto lascia presupporre che il problema non sarà di immediata soluzione.
Ci chiediamo allora: se il freddo ed il gelo devono essere la condizione normale nella quale costringere a lavorare il personale perché l’amministrazione non si assume finalmente la responsabilità di dichiarare l’inagibilità dell’edificio fino a riparazione del guasto? Che senso ha costringere il personale a recarsi sul posto di lavoro, a patire il freddo per qualche ora, per poi autorizzare l’uscita anticipata? E chi pagherà l’eventuale malattia dei colleghi?
Altro che dipendenti pubblici assenteisti e fannulloni!!
Finora, nonostante le nostre pressanti richieste l’amministrazione non ha assunto nessuna iniziativa concreta.
PER QUESTO, COME COBAS, ABBIAMO PRESENTATO UN ESPOSTO ALLA ASL COMPETENTE CON IL QUALE ABBIAMO RICHIESTO UN IMMEDIATO SOPRALLUOGO PER VERIFICARE LE CONDIZIONI DI AGIBILITA’ DELL’EDIFICIO.
Perché nessuno deve pensare di mortificare la nostra dignità e di poter giocare con la nostra salute.
COBAS AGENZIA ENTRATE UFFICI CENTRALI

11 dicembre 2008

Venerdì 12 dicembre sciopero generale



Le manifestazioni regionali e provinciali per lo sciopero generale del 12 dicembre

VE LA PAGATE VOI LA VOSTRA CRISI

12 DICEMBRE SCIOPERO GENERALE
DELL'INTERA GIORNATA

No al salvataggio di banche fraudolente e speculatori

Usiamo il denaro pubblico per aumentare i salari, le pensioni, il reddito, gli investimenti in scuola, sanità, servizi sociali, beni comuni, sicurezza sul lavoro

Lo sciopero generale è indetto dalla Confederazione COBAS, dalla Cub e da SdL Intercategoriale

con Manifestazioni Regionali a:

ROMA P.della Repubblica ore 10

MILANO P. Cairoli ore 9.30

TORINO P. Vittorio ore 9.00

GENOVA P.de Ferrari ore 9.30

VENEZIA-MESTRE P.le Staz. Ferroviaria Mestre ore 9.00

FIRENZE P.S.Marco ore 9.30

NAPOLI P.Mancini ore 9.30

PALERMO P.Croci ore 9.30

CAGLIARI P. Garibaldi ore 10

Manifestazioni provinciali a:

BRESCIA P.Garibaldi ore 9.00

LIVORNO P.Cavour ore 9
PISA P.S.Antonio ore 9
POTENZA Largo Pignatari ore 9.30
BARI Sede Confindustria V.Amendola ore 9
BRINDISI P.Mercato della Commenda ore 9

TRIESTE

3 dicembre 2008

Agenzie Fiscali: il terremoto della riorganizzazione!

La legge 133 di Brunetta aveva posto dei vincoli per la riduzione delle posizioni dirigenziali nelle amministrazioni pubbliche e di conseguenza nelle Agenzie Fiscali. Nessuno però immaginava che, con tanta celerità e nei limiti temporali della legge (30 novembre), avrebbe avuto ricadute così pesanti sulle Agenzie. Non si tratta, infatti, di una semplice riduzione delle poltrone dirigenziali,come sembrava, ma di una riduzione forte degli organici, una rivisitazione alribasso delle competenze e delle funzioni di queste amministrazioni, unadefinitiva messa in mora della lotta all222evasione fiscale. Il tutto senza avere unprogetto coerente ed organico, ma, come al solito, navigando a vista. Ci troviamo, quindi, con una trasformazione delle Direzioni Regionali delle Dogane che nellamaggioranza diventano interregionali, con la creazione dei distretti regionali e interregionali, di supporto agli uffici delle Dogane. Poi, con una riduzione secca della pianta organica teorica dell'Agenzia del Territorio che passa da 12.270 a 11.138 addetti e di quella dell'Agenzia delle Entrate che passa da 43.301 a 37.960 (con una riduzione addirittura superiore al 10% prevista dalla Legge 133).E inoltre, per quest'ultima, la grave contraddizione: la creazione di 106 nuoviuffici, le direzioni provinciali, in cui verrà accentrato l'accertamento e ilcontrollo, relegando ciò che rimarrà degli attuali uffici locali all'assistenza al contribuente e a lavorazioni minori, non strategiche, e in contemporanea retrocedendo in IV fascia 47 uffici e 20 aree di altri, con un immaginabilespreco di risorse e di costi aggiuntivi! Insomma, si introduce una incomprensibile scissione tra l'area controllo e quella servizi, laddove i successi della lotta all'evasione si spiegano anche nella sinergia tra le due aree. Ma forse l'obiettivo è proprio depotenziare l'attività di contrasto all'evasione. Consistenti anche le modifiche negli Uffici Centrali dell'Agenzia delle Entrate dove la riorganizzazione impatta pesantemente (soprattutto nella riorganizzazione della Direzione Centrale Accertamento) trasferendo uffici da una Direzione all'altra, creando nuovi uffici, sopprimendone alcuni ed accorpandone altri. Insomma, dietro la reticenza dell'Amministrazione a fornire informazioni dettagliate sui reali contenuti della riorganizzazione, si celava un vero e proprio terremoto. Inutile dire che questa operazione di ingegneria amministrativa, potrebbe innestare a breve pericolosi processi di mobilità e di deportazione del personale, provocher340 una confusione ancora maggiore nel modello dilavoro che passa improvvisamente dall222integrazione, dalla polifunzionalitàa tutti i costi, dal mix di funzioni e processi, alla specializzazione tout court di uffici, aree, settori, competenze, tipologie di contribuenti ecc.E avviandosi questa gigantesca spaventosa riorganizzazione, che rimettetutto in discussione, si favorisce drammaticamente l222evasione e l'elusionefiscale e purtroppo non si dà nessuna garanzia ai lavoratori sullamobilità, sul salario, su quello accessorio, sui contratti, sulle mansioni,sulla riqualificazione e sulla formazione. Insomma, come al solito l'Amministrazione ragiona come se gli uffici fossero composti da stanze e suppellettili e non da personale che vi lavora quotidianamente, ed al quale dovrebbe essere garantito un orizzonte formativo, professionale e salariale dai contorni chiari e precisi. L'avevamo detto e lo ribadiamo ancora: le Agenzie Fiscali evidentemente hanno dato fastidio al sistema imprese, alle banche, alle rendite e alla speculazione finanziaria, diretta emanazione di questo governo. Marginalizzarle con questa riorganizzazione è l'obiettivo.Contrari come siamo a qualsiasi smantellamento di amministrazioni e funzioni pubbliche crediamo che l'opposizione del personale finanziario debba trovare un momento unitario nello sciopero generale del 12 dicembre.